il Lupus |
Il progetto originale (2004) è stato oggetto di una rivisitazione alla luce di quanto sperimentato sul campo in diversi anni di attivazione presso le scuole di tutto il territorio di competenza della ASL Provincia di Milano 1.
Il suddetto lavoro di revisione, che ha mantenuto le fondamentali coordinate del progetto originale, ha apportato invece alcune modifiche rispetto alla struttura ed alla metodologia, rispondendo sia alle richieste pervenute dagli Istituti e dai rispettivi insegnanti che vi hanno preso parte, sia in base alle considerazioni effettuate dai conduttori, al fine di meglio adeguare gli interventi alla realtà scolastica attuale. L'idea Originale Lupus In Fabula è l'idea originale, il vestito evocativo con cui abbiamo voluto caratterizzare il nostro progetto destinato alla realizzazione di attività e di interventi di comunicazione sociale indirizzati alla prevenzione del maltrattamento e dell’abuso a danno di minori. Un'idea coinvolgente a tutto tondo e in grado di aprire, fin dal suo presentarsi, la porta di una comunicazione multidimensionale, efficace a più livelli. E', infatti, fin dal titolo che il nostro progetto si vuole giocare il proprio incontro con i diversi target coinvolti, favorendo l'aggancio, l'avvicinamento e dando ad ognuno la possibilità di riconoscersi e di inserirsi in uno scenario aperto e complesso. Perché è proprio a partire da un titolo comune e per tutti evocativo, intrigante, incuriosente, sorprendente, che ne possono discendere le diverse significazioni che ogni target può finire con l'attribuire a quel titolo, addentrandosi nei diversi livelli delle sue articolazioni. Crediamo che Lupus in Fabula risponda perfettamente a queste considerazioni. Lupus in Fabula è, in primo luogo, un titolo che non richiama immediatamente il problema in oggetto; non nel senso che lo evita ma che, appunto, ne fa metafora, aprendosi quindi alla suggestione e al tentativo di introdurre l'utente, il lettore, il fruitore in uno scenario dalle molte e delicate sfaccettature. Saranno, semmai, come abbiamo già detto, le diramazioni che dal titolo dipartono (diverse per ogni materiale e per ogni target) a definire la profondità con cui intendono comunicare. Lupus in Fabula è, inoltre, un modo di dire, una sorta di proverbio, di largo utilizzo e quindi facilmente riconoscibile da più strati della popolazione. Esso si usa ripetere al sopraggiungere di una persona di cui si stava parlando e dal fatto che tale nuova presenza interrompe il discorso. E' in gioco, insomma, la questione della comunicazione: del non-dire, del segreto, ma, di più, dell'azzittirsi, cui la presenza dell'altro può indurre; ma anche, per estensione, del suo rovescio: il dire, l'uscire dall'anonimia, dal segreto imposto, dall'omertà. Evocazioni e tematiche profondamente intrinseche non solo nel nostro progetto ma in tutta la questione dell'abuso e del maltrattamento. Ma non solo. Lupus in Fabula è, letteralmente, "il lupo nella favella", con allusione alla credenza popolare che la vista del lupo faccia perdere all'uomo la favella. Viene introdotto, in questa direzione, un nuovo elemento importantissimo del nostro discorrere: il lupo e la sua capacità di mettere a tacere, con la violenza psichica e/o fisica, l'altro, ossia, ancora una volta, uno dei tratti che delineano la questione dell'abuso e del maltrattamento. Ma Lupus in Fabula è anche, in senso più strettamente fonetico, "il lupo nella fiaba" (alcuni documenti riportano questa versione ad Esopo e alla presenza nelle sue fiabe di molte situazioni che vedono il lupo come protagonista), che dà al nostro titolo nuove propulsioni. E', infatti, sempre nella metafora della favola della vita che si inserisce il lupo dell'abuso e del maltrattamento -ancora una volta con un richiamo largamente condiviso e di facile acquisizione da gran parte della popolazione. Ed è proprio in questa direzione che si apre un'ulteriore e importante configurazione, tra l'altro fortemente distintiva, di cui il nostro progetto può fregiarsi. Molti dei progetti sull'abuso da noi visionati presentano, infatti, il lupo in associazione -appunto- alla pericolosità della situazione, e ciò sta a dimostrare la simbologia largamente condivisa di cui anche noi vorremmo fare uso. Ma il vero tratto distintivo è che la gran parte delle situazioni di abuso non vede affatto la presenza di un lupo. Anzi, è proprio per il fatto che non v'è alcun lupo che l'abuso prende corpo e ha, per così dire, la strada spianata. Nessun individuo, per sprovveduto che sia, si darebbe da mangiare al lupo se davvero ne intuisse la morfologia. E in questo senso la metafora del lupo in luogo dell'abusante è sbagliata e forviante o, come noi crediamo, manca di un frammento per essere davvero esaustiva. L'abusante, infatti, è sì un lupo, ma un lupo sempre travestito da agnello. E ciò sta a dimostrazione del fatto che la gran parte dei fenomeni di abuso e maltrattamento avvengono in famiglia e di come anche quelli che avvengono fuori dal contesto famigliare presentano sempre il tratto della seduzione, della complicità costruita, cioè di un mascherare, attraverso molteplici forme di travestimento, proprio i tratti caratteristici del lupo. Il punto su cui, cioè, vogliamo incidere è proprio questo: se l'abusante si presentasse davvero come il lupo anche il lavoro di prevenzione ne risulterebbe semplificato; sono invece i molteplici travestimenti che l'abusante usa per apparire come agnello (ruolo paterno o materno, affettività, aiuto, soccorso, seduttività, etc.) che complicano il lavoro della prevenzione e soprattutto lo spostano nella zona del riconoscere l'abusante prima ancora che in quella dell'opporvisi. |